Tra i poveri e lebbrosi indiani ancora una volta abbiamo dovuto constatare quale difficile e triste realtà devono vivere questi popoli. Un lungo e difficile viaggio ci ha fatto conoscere queste nuove realtà in parte "sconosciute" per il nostro mondo occidentale.

Questa volta vogliamo far conoscere la storia dei bambini, ragazzi abbandonati, i cosiddetti "ragazzi di strada". Abbiamo trascorso una settimana con loro al Navajeevan di Secunderabad, e abbiamo potuto vedere dal vivo la magnifica opera svolta da Father Anand, salesiano di Don Bosco, che attualmente ospita, in un piccolo ostello, oltre 250 ragazzi.

Procurare loro il cibo giornalmente e un minimo di assistenza non è cosa facile. Anand passa le notti nelle stazioni ferrroviarie a raccogliere questi ragazzi abbandonati a se stessi: noi abbiamo visto in quali condizioni li trova, abbiamo sentito le storie della loro breve vita.

Hanno un'età media dai 4 ai 15 anni fatta unicamente di sopprusi, violenze, abbandoni, e nella mancanza più assoluta di affetto. Raccontarvi le loro storie sarebbe impossibile.
A questi ragazzi manca un futuro, hanno bisogno di tutto: questa opera intrapresa da Father Anand e continuata tra difficoltà inimmaginabili è estremamente utile e necessaria, ma ha bisogno di sostegno, di mezzi, e di aiuti.

Si calcola che nella sola città di Haiderabad ci siano almeno 20.000 bambini in queste condizioni.
Noi da tempo cerchiamo di dare il nosttro impegno e sostegno, ma è pochissima cosa di fronte a queste neccessità: per garantire loro almeno un po di pane, nell'estate 2005 abbiamo realizzato un locale per panificazione finanziato da noi con una spesa di circa 12.000 euro.

Ma i problemi da risolvere sono tanti, oltre al cibo e cure sanitarie, bisogna educarli, mandarli a scuola, fargli imparare un mestiere, trovare loro un lavoro per un futuro umano e dignitoso.